Suburbia P12 GT3 catalogue

Suburbia_Grand Tour
di Gabriele Tosi

Ho conosciuto Francesco Ozzola, fondatore di Suburbia, circa dieci anni fa. Io ero un aspirante curatore alle primissime armi e lui un giovane artista ben inserito nella scena toscana. Mi prestò un pezzo per una piccola collettiva. Era un video di qualche minuto: una camera fissa sull’alba terminava la ripresa nel momento in cui il sole faceva brillare la lente; lo proiettammo in piccolo, sulla soglia di un portone ai margini della mostra. 

Suburbia è ancora questa idea, tutta fotografica, di colmare le distanze puntando su di esse uno sguardo fisso. La galleria è allora pensata con la forma di una camera con foro e prende di senso nel rivolgersi all’intorno, nel rendersi superficie impressionabile per un orizzonte che arriva da ogni direzione. L’economia dello sguardo messa così in gioco nelle due sedi di Granada e di Cape Town –  entrambe per certi versi marginali e suburbane rispetto all’occidente e alla sua storia recente – conserva cioè il segno di quel primo bagliore fotografico. Perché tutto funzioni lo spettatore deve scivolare al posto dell’operatore nell’esatto momento in cui lo strumento viene abbacinato dalla rarità incontenibile di un reale che tutti in qualche modo stiamo tentando di comprendere e restituire sotto forma d’immagine. 

 

Il sudafricano Jake Aikman (Londra, 1978. Vive a Cape Town) è un artista di marine. Genere inattualissimo di un mezzo inattuale ma perfetta immagine bifronte dello stato del pensiero sul mondo, inteso come oggetto già mappato e quindi già conosciuto e giudicato. L’orizzonte come previsione dello spazio sembra destinato a perdersi, ritrovato e riconquistato dal pittore come capacità di guardare al fenomeno e di accordarsi a esso. La forza della pittura di Aikman, con la sua ossessività paziente e mai malata, notturna e purpurea al tempo stesso, introflette la tensione dell’uomo verso l’ignoto celebrandola come l’immensa gioia del farsi trasportare. In termini simbolici, la formula di Aikman è un dominio del presente possibile ma sempre provvisorio e comunque mai proprietario. 

Alla monomedialità di Aikman, la ricerca di Suburbia affianca il politeismo di mezzi praticato da Sandra Hauser (Bad Aibling, Germania, 1983. Vive a Berlino). La ricerca dell’artista costruisce, nell’invisibilità della quinta, teatri per oggetti e immagini, capaci di assumere e riassumere forme familiari dell’arte e dello spettacolo come molteplici sfumature di quello che può apparire lacerto della storia nella vita di ciascuno di noi. Recuperando il valore dell’allegoria – anche quando questa prende i toni del grottesco, del macabro e del dissacrante – i pezzi di Hauser ci ricordano che la leggerezza nei confronti del passato dipende da quante mani ne reggono il velo.

A conferma dell’interesse di Suburbia per artisti che vedono nel simbolico e nell’iconico una via maestra per affrontare i problemi posti dalla contemporaneità, e in particolar modo dalla necessità di rinegoziare l’esistenza uomo nel pianeta senza farne tabula rasa, la fiera di Verona di quest’anno segna l’inizio della collaborazione tra Suburbia e Michelangelo Consani (Livorno, 1971. Vive a Livorno). L’artista toscano – che agisce principalmente con disegno, scultura e installazione – propone opere che mettono in luce le falle nelle soluzioni e nelle retoriche che regolano le convenzioni narrative del presente. L’opera di Consani è una dimostrazione continua della distanza fra punti di vista e culture differenti, un rifiuto della loro parificazione nel senso retorico del bene comune e il riemergere di un’alternativa. La dimostrazione del conflitto e della voglia di affrontarlo in quanto tale è, nella poetica di Consani, l’unico modo per raggiungere la rarità, nell’immagine di una cosa che, inaspettatamente, si incastra perfettamente in un’altra.